Sceneggiatura — Sequenza I
Scena 1 — Brughiera e spiaggia
Zampanò compra per diecimila lire circa una ragazza un po’ matta che si chiama Gelsomina, e di notte parte con lei.
Esterno spiaggia e brughiera. Giorno.
In fondo ad una brughiera deserta, costeggiante una lunghissima spiaggia orlata di spume bianche, si distingue una figuretta femminile, che avanza tra i bassi cespugli recando qualcosa. Voci di bambine gridano un richiamo.
Voci bambine
Gelsomina! ... Gelsomina! ...
Quattro bimbette tra i sei e gli otto anni, scalze, vestite di stracci, si dirigono correndo verso la ragazza che avanza dal fondo, seguitando a chiamarla.
Bambine
Gelsomina! ... Gelsomina! ...
La ragazza che avanza è, come le bimbe, scalza e vestita di stracci. Ha una strana espressione, tra grave e svagata, sul volto mutevole. Reca sotto il braccio alcune legne che ha raccolte; i richiami delle bimbe non la inducono affatto ad affrettare il passo.
Bambine
Dice la mamma di andare subito... È venuto un uomo... Dice di andare subito...
Gelsomina
Chi è? ...
Bambina più piccola
Un uomo, grosso, grande...
Bambina più grande
Dice che Rosa è morta...
Gelsomina si mette a correre.
DISSOLVENZA INCROCIATA.
Scena 2 — Davanti alla capanna
Esterno. Capanna di Gelsomina. Giorno.
Gelsomina, con le due sorelline, giunge correndo davanti alla sua casa. La casa di Gelsomina è una capanna di assi, allineata con molte altre simili sulla fila di dune che limitano una lunghissima spiaggia semideserta. Davanti alla capanna, su una specie di terrazzino ottenuto con dei recipienti di latta, ci sono: la madre di Gelsomina, un uomo alto, massiccio, greve, indossante una giacca di cuoio, e le altre sorelline di Gelsomina: quattro bimbe fra i cinque e i dodici anni. La madre, che tiene in braccio un bambino, è una donnetta sfinita dalla miseria, sgangheratamente e pateticamente lamentosa. Subito, come vede Gelsomina, la chiama.
Madre
Gelsomina! ...
Madre
Ti ricordi Zampanò, che prese Rosa?...
Madre
(poi, subito, piangendo)
Povera figlia mia! ... Non vedrò mai nemmeno dove l’hanno sotterrata!
Madre
(di nuovo a Gelsomina)
È morta... poverina... È morta... Era così bella, così brava, sapeva fare tutto... tutto!
Madre
Rivolgendosi a Zampanò.
Vedete, Zampanò, come le somiglia quest’altra figlia mia... Questa è Gelsomina. Ah! come siamo disgraziati... Io, Zampanò, ve l’ho detto, questa non è come la Rosa. Questa, poverina, è tanto buona... ma se mangia tutti i giorni cambia anche testa... Ci vuoi andare con Zampanò?
Madre
Rivolgendosi a Gelsomina.
Al posto di Rosa? T'insegna un mestiere anche a te... guadagni qualcosa anche te e qui in casa è una bocca di meno da sfamare...
Ricomincia ad abbracciare e baciare Gelsomina, con un impeto di sincero — ma sempre sgangherato — scoramento amaro.
Madre
Eh, Gelsomina? Zampanò è buono sai? Ti tratta bene, ti porta in giro per il mondo, canti, balli, e poi vedi cosa mi ha dato, Gelsomina? Mi ha dato diecimila lire! Guarda ce le ho qui... Diecimila lire! Devo fare aggiustare il tetto e queste creature mangiano un po’... Ma perché ci ha lasciato vostro padre! Gelsomina mia! Tu sei già grande un lavoro non l’hai mai fatto, non è mica colpa tua, poverina, se non sei come le altre ragazze... Non vuoi un po' aiutare la tua mamma? E voi le insegnerete un mestiere, vero Zampanò?
Gelsomina, che ha sempre ascoltato con gli occhi gonfi di lacrime per la morte della sorella, ora ha un lieve sussulto; alza stupefatta, turbata, lo sguardo su sua madre, poi lo volge su Zampanò. La madre continua. Gelsomina tace sempre, turbatissima. Zampanò dice con una cordialità tutta esteriore, da imbonitore:
Zampanò
Sicuro! Faccio imparare persino ai cani io...
Toglie di tasca del denaro, lo porge ad una delle ragazzine con l’atto e tono di grandiosità istrionica:
Zampanò
Ehi, bambini, andate a comprare un chilo di salame, mezzo chilo di formaggio e due fiaschi di vino. Sono fatto così, io, tenete, avanti, andate.
Ma Gelsomina, che fino ad ora è rimasta silenziosa, turbata, a occhi bassi, ora si volge verso la spiaggia e senza dir parola si allontana. La madre la chiama, allarmata e lamentosa.
Madre
Gelsomina! ... ma perché fai così? Vieni qui...
Gelsomina non risponde. Si piega su sé stessa accovacciandosi sui talloni, e rimane così, con lo sguardo vagante sulle onde. Di nuovo si sente la voce della madre che la chiama.
Madre (fuori campo)
Gelsomina! …
Gelsomina non accenna a rispondere. Il suo volto mutevole passa con rapidità da un’ansia lacrimosa a una breve risatina infantile; poi torna ad incupirsi...
DISSOLVENZA INCROCIATA.
Scena 3 — La partenza
Esterno. Capanna di Gelsomina. Giorno.
Gelsomina seguita dalle sorelline e dalla madre si avvia rapidamente per raggiungere il carrozzone di Zampanò. Una donna le si fa incontro e le chiede:
Donna
Te ne vai, Gelsomina?...
Gelsomina
(con stonata baldanzosità)
Parto. Me ne vado.
Donna
Dove vai?...
Gelsomina
Vado in giro, a lavorare... M'insegno un mestiere, poi mando i soldi a casa... Faccio anch’io l’artista... Vado a lavorare anch’io come Rosa...
(si interrompe bruscamente, come se il nome di Rosa l’avesse ridestata alla realtà, si incupisce)
Donna
E quando torni?...
Gelsomina non risponde subito, smarrita; improvvisamente spaventata, si volge a guardare sua madre.
Gelsomina
(smarrita)
Quando torno?...
Tace qualche istante; poi si mette a correre verso la motocicletta, inconsultamente, come per sfuggire alla paura e al pianto. La madre le grida, querula, improvvisamente angosciata:
Madre
Non ci andare!... Figlia mia, non ci andare!...
Raggiunge Gelsomina, e prende ad abbracciarla e a stringerla, in modo eccessivo, sgangherato, lamentandosi e piangendo. Poi Gelsomina si china ad abbracciare le sorelline.
Madre
Non voglio che te ne vai!... La mia creatura!... La mia figliola!
Zampanò, vicino al carrozzone, si appresta a partire e grida a Gelsomina e alla madre per sollecitarne il commiato.
Zampanò
Ho detto che torniamo presto!
Gelsomina si mette a correre verso Zampanò. La madre e le sorelline la rincorrono salutandola. Gelsomina si arresta, si volta verso di loro e con atteggiamento buffonesco fa un saluto militare.
Gelsomina
Partenza!
Madre
(agitando uno scialle)
La tua roba — Gelsomina, il tuo scialle, il tuo scialle.
Zampanò ha già avviato il motore ed invita bruscamente Gelsomina a salire sulla roulotte.
Zampanò
Salta dentro!
Gelsomina ha un attimo di smarrimento poi sale rapidamente sulla motocarrozzetta. La madre sempre più angosciata grida:
Madre
Figlia mia! Povera figlia mia!
Il veicolo infila a forte velocità la lunga strada deserta, seguito per un breve tratto dalle sorelline di Gelsomina che continuano a salutare. Gelsomina dall’apertura posteriore del motociclo risponde loro agitando la mano, poi con le lacrime agli occhi e con grande tristezza abbassa lentamente il tendone.
DISSOLVENZA.
Scena 4 — Strada costiera
Esterno. Strada costiera. Giorno.
La motocicletta cammina a forte andatura lasciandosi alle spalle le ultime baracche che costeggiano la strada.